La moderna estrazione petrolifera richiede non solo l'implementazione di tecnologie sicure, ma anche una profonda comprensione dell'impatto della produzione sull'ambiente. Le iniziative climatiche volontarie stanno diventando una parte naturale della strategia di sviluppo sostenibile delle grandi imprese. Durante la presentazione, il relatore analizza in dettaglio l'esperienza di collaborazione tra "Salym Petroleum Development" e l'Università Statale di Yugra nell'implementazione di progetti di ricerca applicata volti al monitoraggio dei gas serra e alla conservazione della biodiversità.
Tradizionalmente, le foreste sono considerate il principale serbatoio di anidride carbonica. Tuttavia, il relatore sottolinea una sfumatura importante: gli alberi assorbono attivamente la CO2 a partire dai 10 anni di età, ma dopo un secolo iniziano a invecchiare e diventano essi stessi una fonte di emissioni. Al contrario, le torbiere, di cui è ricco il Circondario Autonomo degli Chanty-Mansi-Yugra, sono in grado di accumulare e trattenere i gas serra per secoli.
Per una contabilità accurata di questa risorsa naturale, l'azienda si sta integrando in una rete di stazioni di monitoraggio dei flussi di gas serra. Sul territorio del giacimento è in fase di progettazione una stazione automatizzata che consentirà di trasmettere i dati all'università in tempo reale. Ciò offre l'opportunità di valutare oggettivamente il bilancio: quanto l'impresa emette nell'atmosfera e quale volume viene compensato dagli ecosistemi locali.
I progetti climatici non si limitano all'osservazione della natura. La presentazione esamina in dettaglio un approccio globale alla riduzione delle emissioni reali. L'azienda utilizza un sistema di monitoraggio online del consumo energetico che identifica le apparecchiature inefficienti (ad esempio, pompe che consumano energia in eccesso). La riduzione del consumo di elettricità porta direttamente a una diminuzione delle emissioni indirette di gas serra.
Inoltre, l'azienda sta implementando un programma per la ricerca e l'eliminazione delle perdite di metano utilizzando la scansione a infrarossi di componenti e gruppi, che consente di ridurre al minimo le perdite dirette e l'impatto sul clima.
Dei 293 mila ettari di aree in concessione dell'azienda, gli impianti di produzione occupano solo l'8,5%. Per preservare le restanti foreste naturali e le torbiere, è stata condotta una valutazione su larga scala della flora e della fauna. Gli scienziati hanno identificato 364 specie di piante (incluse 52 mai viste prima in quest'area), oltre a decine di specie di uccelli e mammiferi.
Sulla base del concetto di "hotspot" (la conservazione del 10% dei territori più preziosi garantisce la protezione dell'80% della biodiversità), è stata creata una mappa integrale del valore di conservazione della natura. Il relatore mostra con un esempio come questo strumento viene applicato nella pratica: quando si pianifica la costruzione di nuove piattaforme di pozzi o infrastrutture, i progetti vengono sovrapposti alla mappa. Ciò consente di evitare le zone di protezione delle acque e gli habitat critici per gli animali già in fase di progettazione.
Sebbene queste iniziative non siano direttamente richieste dalla legge, portano vantaggi tangibili al business. In primo luogo, si tratta di capitale reputazionale e della costruzione di relazioni di fiducia con le autorità di vigilanza e le popolazioni indigene. In secondo luogo, il finanziamento di tali ricerche si inserisce organicamente nel quadro degli obblighi dell'impresa nei confronti della regione per l'attuazione di programmi sociali.
L'obiettivo strategico della collaborazione con gli istituti di ricerca è lo sviluppo e l'approvazione di una metodologia ufficiale per il calcolo della capacità di assorbimento delle torbiere. In prospettiva, ciò consentirà di verificare i progetti climatici e di monetizzare i crediti di carbonio, creando un driver economico diretto per gli investimenti ambientali.
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