Le tradizionali ispezioni sul campo sono spesso percepite dal personale come una misura punitiva: il manager arriva per trovare violazioni e punire i colpevoli. Tuttavia, questo approccio spinge i lavoratori a nascondere i problemi anziché risolverli. Nel webinar, Anton Dolgikh, basandosi sull'esperienza dell'azienda "Metalloinvest", analizza come trasformare questo processo introducendo strumenti proattivi: la "caccia ai rischi", la ricompensa per il lavoro sicuro e i colloqui costruttivi con i trasgressori.
L'ispezione sul campo fa parte dello standard di lavoro unificato del manager, che include anche comitati specializzati e dialoghi sulla sicurezza. La preparazione all'ispezione richiede un'analisi preliminare: prima di recarsi sul posto, il gruppo studia i pericoli già registrati e lo stato delle misure per la loro eliminazione. Solo dopo aver controllato i propri DPI, i manager iniziano il percorso, dimostrando l'impegno verso le regole con l'esempio personale.
Uno dei problemi principali durante i controlli regolari del proprio territorio è la perdita della percezione del pericolo: le minacce evidenti non vengono più notate. Per risolvere questo problema, il relatore illustra il meccanismo delle ispezioni incrociate, in cui il gruppo di lavoro di un reparto si reca nel territorio di un'altra unità.
Questo scambio di esperienze permette di individuare pericoli nascosti che in precedenza erano considerati la norma tecnologica. Ad esempio, la mancanza di un accesso sicuro alle apparecchiature per la manutenzione dei sensori o le recinzioni formali delle fosse, incapaci di fermare una caduta. L'obiettivo principale di questa fase non è cercare i colpevoli, ma aiutare la produzione a creare un ambiente sicuro.
L'intervento esamina in dettaglio il passaggio dalla punizione finanziaria ai colloqui correttivi. La pratica dimostra che la privazione del premio non previene la ripetizione della violazione, ma insegna solo al lavoratore a nascondersi meglio. Invece, viene proposto un algoritmo di conversazione basato su domande aperte: "A cosa possono portare le tue azioni?", "Come eseguire questo lavoro in modo sicuro?".
Rispondendo a queste domande, il dipendente forma autonomamente nella sua mente un quadro delle possibili conseguenze e un algoritmo di azioni corrette. Questo innesca un meccanismo di autocontrollo e di valutazione dinamica dei rischi (VDR) direttamente sul posto di lavoro.
Un'attenzione particolare è rivolta alla ricompensa per il lavoro sicuro. Spostare l'attenzione dalla punizione al riconoscimento dei meriti aiuta a consolidare i modelli di comportamento corretti. I manager notano non solo le prestazioni produttive, ma anche il corretto utilizzo dei DPI, le segnalazioni di potenziali pericoli o le idee proposte per ridurre i rischi. Questo crea un esempio positivo per gli altri membri della squadra.
L'identificazione del problema è solo il primo passo. Tutte le informazioni raccolte durante le ispezioni devono trasformarsi in decisioni gestionali concrete. I rischi sono categorizzati per colore (dal verde al rosso, potenzialmente mortali) e per ciascuno viene stabilito un proprio ciclo di vita. Se un problema non può essere eliminato immediatamente, vengono implementate misure compensative che riducono il livello di minaccia a un livello accettabile per il periodo di sviluppo di soluzioni definitive.
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