L'implementazione del concetto Vision Zero richiede non solo il rispetto formale delle regole, ma un cambiamento nella cultura stessa dell'interazione sul posto di lavoro. Elena Kompasenko, responsabile del dipartimento HSE di "Zarubezhneft", analizza come l'audit di sicurezza della leadership diventi uno strumento per costruire fiducia tra manager e lavoratore. Il relatore mostra, attraverso l'esempio della sua azienda, la prima in Russia ad aderire al consiglio internazionale Vision Zero, come un approccio sistematico consenta non solo di ridurre gli infortuni, ma anche di gestire efficacemente i rischi anche durante una pandemia.
La transizione verso zero infortuni è impossibile senza un sistema di valutazione unificato. La presentazione esamina in dettaglio il processo di adattamento degli standard internazionali alla realtà russa. L'uso delle sette "regole d'oro" di Vision Zero consente un corretto benchmarking con aziende di vari settori. Per una valutazione oggettiva dell'implementazione di queste regole, l'azienda utilizza il prodotto software 5Z, che consente di misurare l'efficacia delle pratiche applicate e identificare le aree di miglioramento.
Il problema chiave di molte ispezioni è il formalismo e la posizione "capo-subordinato". Il relatore sottolinea che un audit di sicurezza della leadership (o comportamentale) di successo inizia con la capacità del manager di condurre un dialogo alla pari. L'obiettivo dell'audit non è punire per una violazione, ma capirne la causa e aiutare il lavoratore a comprendere i rischi per la sua vita e il benessere della sua famiglia. L'implementazione di un sistema di stop-card senza indicare i nomi dei trasgressori sposta l'attenzione dalla ricerca dei colpevoli all'eliminazione dei problemi sistemici.
Lavorare con dipendenti esperti della "vecchia scuola" richiede un approccio speciale. Non si può semplicemente indicare gli errori: è necessario mostrare rispetto per la loro esperienza e spiegare il significato dei requisiti. Il relatore analizza casi reali, mostrando quanto sia importante non stare "col fiato sul collo" del lavoratore, ma scegliere il momento giusto per una conversazione. L'auditor non dovrebbe agire come un sorvegliante, ma come un mentore e uno psicologo in grado di raggiungere ogni dipendente.
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